Faccio il coach perché mi riesce bene, perché mi piace ascoltare, e perché essere testimone del cambiamento dei miei clienti mi dà energia. Mi ispiro a Socrate, che con le sue domande spiazzava e aiutava a crescere, e a Virgilio, guida di Dante dall’inferno al Paradiso. Ma resto umile.
Qui trovi le mie idee riguardo al coaching.
Alcune informazioni su di me:
- Prima di innamorarmi del coaching ho lavorato in azienda per diversi anni, principalmente come project manager, in Italia, UK, e Francia. Se ho una mente strutturata, lo devo in larga parte a queste esperienze.
- Negli anni ho tradotto più di 70 libri, tra cui diversi testi di sviluppo personale. Tradurre mi ha insegnato a prestare massima attenzione alle parole e ai dettagli.
- Mi piace studiare. Ho due lauree, che non mi sono state particolarmente utili. Ma mi piacerebbe prenderne una terza.
- Mi diverto imparando lingue. Posso lavorare in italiano, inglese, francese e spagnolo. Studio da molto il giapponese, da poco il tedesco e l’inglese antico.
- A un certo punto della mia vita ho pensato che avrei potuto anche fare l’attore, quindi ho studiato recitazione. Poi ho cambiato idea, e ho iniziato a insegnarla.
- Amo semplificare e cercare l’essenza delle cose. E siccome ho fatto tanta pratica, di solito la trovo.
- Mi piacciono le arti marziali. Mi hanno insegnato la disciplina, il valore della ripetizione, e l’importanza del coniugare la forza con la flessibilità.
- La mattina, prima di cominciare la giornata, leggo qualche pagina in latino. Mi fa sentire un intellettuale.
- Qualcuno mi ha detto che potrei essere più empatico. Nessuno mi ha mai detto che non sono preparato.
- Sono un minimalista. Ma con i libri e le competenze non mi trattengo.
- Quando faccio qualcosa, la faccio bene. Ecco perché dico spesso di no.
- Non amo le chiacchiere inutili e sono geloso del mio tempo. Per il coaching è diverso: lo farei volentieri anche gratis.